Senza Filtro A.I.P.M

 “Jammo carichi a vacante”
 “We go full of emptyness”

Harold e Nelson alla rassegna rock

Erano le cinque e mezza.
Harold entrò nel bar quando Nelson era già al suo secondo whiskey con ghiaccio. Il bar era dannatamente affollato.
– Cosa diavolo succede, Nelson? Che cazzo ci fa tutta questa gente qui davanti?”
– Tom, il solito per il mio amico, veloce. Non sapevi niente, Harold? Oggi c’è un concerto. Sai mio figlio è stato a dei concerti, m’ha detto che si beve di brutto. Che ne diresti andarci a fare un giro?
– Occhei! Ce lo facciamo un altro cicchetto?
Perché non una bottiglia da portare? – Disse Nelson e senza attendere risposta chiese a Tom una bottiglia di grappa. Afferratala si allontanarono verso la folla in movimento.
– Andiamo verso il palco?
– Certamente, ci sarà da divertirsi, guarda che esposizione di chiappe, sono lì che dicono ‘Toccami, bello!’

Avanzavano con il passo sicuro di quelli abituati a muoversi sgomitando tra la gente, tra l’altro lo avevano sempre fatto per avvicinarsi al banco di un bar. La bottiglia di grappa agonizzava, ogni sorso era un colpo mortale. La temperatura raggiunse livelli critici, le ascelle infiammate emanavano il loro afrore arcaico, le camicie si impregnavano di sudore.
Il palco fu raggiunto non senza difficoltà, anche perché Harold era rovinato sullo stand della birra, travolgendo una ragazza dai capelli viola, che non gli risparmiò un monumentale ‘Vaffanculo’, scostando le sue mani dal proprio seno.
Intorno a loro migliaia di ragazzi presero a ballare, travolti dal ritmo frenetico dello Ska. Sarà stata la grappa, sarà stata la musica, fatto sta che Nelson e la bottiglia si allontanarono inesorabilmente da Harold e dalla sua sete.
Dopo un’ora e mezza passata a pogare, il corpo disidratato di Harold implorava ‘Alcool, per pietà’. Allo stand della birra si accorse di aver perso il portafogli. Mendicò una birra, ma l’uomo dietro al banco gli disse che se si era fatto erano problemi suoi, purché non rompesse le palle a lui.
Approdò con la bava alla bocca allo stand del Centro Sociale, implorando un sorso di birra dal Presidente. Bill per allontanare lui e la sua bava dalle magliette gli regalò la lattina quasi vuota.

Placato momentaneamente il problema ‘Alcool’, esplose il dramma ‘Nicotina’. Si perquisì, ma delle sigarette neanche l’ombra: ricordò di averle date a Nelson per non perderle. La musica era così forte che le sue richieste non venivano sentite, fin quando, accortosi che un gruppo di ragazzi fumavano da una strana pipa dritta, si avvicinò e mimò la sua richiesta. Dopo un esame superficiale, un tipo con sei orecchini lo accontentò.
Nelson, nel frattempo, la grappa allegramente a spasso per le vene, aveva maturato un mal di testa storico, e si aggirava con le mani sulla fronte ghiacciata ed imperlata di sudore chiedendo a chiunque gli passasse davanti una pasticca. Un tipo con capelli verdi, body arancio, e pantaloni giallo limone gli sorrise amichevolmente scucendogli trenta pezzi per una pilloletta bianca. Nelson la buttò giù con l’ultimo sorso di grappa, e si sentì subito meglio.
Ci vollero quattro persone per tirarlo via dal palco in mutande e calzini mentre cercava di imporre alla band di fargli cantare ‘I feel good’ di James Brown, con un ritmo samba.
Alle quattro del mattino Nelson cadde dall’albero su cui era salito, rovinando addosso ad Harold che dormiva su una panchina.
– CosacazzofaisuquestapanchinaHarold?
– Cara… Non mi rompere… lo sai che più di due non ce la faccio.