Senza Filtro A.I.P.M

 “Te piace 'a fatica come 'a cipolla 'o cane”
 “You like to work such as the dog likes the onion”

Tears from the stars

Si sedette alla scrivania che per tanto era appartenuta a lei. Gli sembrava che ancora il velluto verde dei cuscini portasse impressa la forma del suo corpo. Nello studio, completamente inondato dalla luce del pallido sole ottobrino, si sentiva prepotentemente l’odore della donna che vi era stata regina. Chiuse gli occhi un istante e gli parve di vedere la moglie accanto alla libreria, con la guancia poggiata sulla sottile lastra di vetro, assorta a scegliere un libro. Gli parve di incontrare il suo sguardo sereno mentre seduto sulla monumentale poltrona si perdeva nelle fantasticherie che leggeva. Dovette riaprirli per non soffrire più di quanto gli accadesse ogni giorno nel ritrovare nei suoi gesti ancora tanto di lei.

L’orologio suonò le tre, non poteva indugiare oltre, il suo lavoro lo chiamava. Si passò la mano tra i capelli ormai sparsi d’argento quasi per scacciare un pensiero molesto, ma non poteva fare a meno di pensare a quella calda giornata d’ottobre, in cui vent’anni prima aveva perso sua moglie, fuggita con i suoi sogni da quel mondo troppo stretto. Si chideva molto spesso dove fosse finita, se odiasse ancora il tabacco, se sedesse sulle ginocchia di un altro la sera. Corse di sopra e tirò fuori da un cassetto un biglietto ingiallito, ‘Non potrai mai capire. Ti amo’. Prese la testa fra le mani e pianse.

Nello stesso momento, a due passi da lui, in uno dei tanti squallidi sobborghi di quelle città, sedeva in terra una donna, i capelli arruffati e sporchi, gli occhi stanchi e vecchi di rughe. Aveva preso il suo coraggio e lo aveva infilato in valigia insieme alla forza disperata della sua condizione di ‘stupida donna borghese’. Aveva lasciato al vento il sogno di tutte le altre, vita serena, il posto d’onore nei salotti di rilievo, un marito benestante, cortese, che lei, per giunta, amava. Non le bastava e assieme allo spirito d’avventura aveva dovuto portare con sè anche i suoi complessi, le paure di una donna allevata tra il gineceo e la cucina; ma era riuscita a scappare, a conoscere il mondo, sbattendoci, cadendo e rialzandosi, ma creando in sè qualcosa, costruendo ogni giorno qualcosa di buono. Adesso pensava a lui. Ogni giorno pensava a lui, soffrendo per il suo sciocco moralismo, amando quel moralismo. Piangeva sorridendo tra le lacrime, sentiva che lui l’amava e in quel momento piangeva con lei.