Senza Filtro A.I.P.M

 “Si 'o ciuccio nun vo ì, è inutile co' sischi”
 “If the donkey doesn't want to go, it's useless to hiss it”

Apologia di una vittima

Non è solo la madre degli imbecilli ad essere sempre incinta. Anche quella degli stronzi si dà un gran daffare. Basta dare un’occhiata in giro per accorgersene. E non c’è niente di male: sempre meglio uno stronzo che un deficiente. “Preferisco un cattivo ad un cretino, perché ogni tanto il cattivo si riposa. Il cretino no.”, diceva Dumas, credo.

Non sempre però gli stronzi sono cattivi e viceversa. Eppure anche gli stronzi hanno ragione di essere. Di esistere. Servono ad esempio alle loro vittime per far capire loro di essere tali e agli aspiranti (stronzi) a capire che cosa vogliono essere davvero, e come diventarlo. Lo stronzo è un insostituibile ausilio all’autocoscienza in questa società atomizzata e minacciata nel contempo dalla bontà senza sentimento.

Badate bene: benché stronzo, lo stronzo può provare sentimenti ed è capace di pietà. Ma non ama farlo sapere. Ha un’anima ma non ama mostrarla. Ha un cuore ma si vergogna se batte troppo forte. Se tira il sasso non nasconde la mano. Se dà l’elemosina, sì. E’ un aristocratico, in fondo. Sa che mostrare il proprio volto peggiore lo rende in qualche modo unico, esclusivo, intrigante, necessario. Ma un conto sono le maschere, un conto è l’indole di fondo. Lo stronzo, rettamente inteso, non è veramente (pur assumendone spesso e volentieri i comportamenti) una carogna. Ama nascondere il proprio buon cuore sotto una scorza dura anche per far assumere un altro valore alle sue buone azioni. Che pregio c’è a far del bene se si è già dei buoni riconosciuti. Invece del bene fatto da uno stronzo fa notizia, attira l’attenzione, crea un modello. Un modello che rende prigionieri.

Statene certi: è un gran problema celare un animo gentile sotto una corazza fatta di cinismo e di sarcasmo. Esattamente come l’Alberto Sordi de “Il Marchese Del Grillo”: regala alla zingara delle monete d’oro ma prima di gettargliele dalla finestra pensa bene di farle arroventare sul fuoco. E così sono salvi capra e cavoli: il dovere alla carità più il valore aggiunto dell’obbedienza alla cattiveria. Lo stronzo quindi è abituato a camminare, come un vero funambolo, sul filo, è condannato a rischiare di cadere da una parte o dall’altra. Ma non fa nulla per facilitarsi il compito. Scusate l’autocompiacimento, ma lo stronzo è uno che ha le palle. Ma non è un eroe, è solo un inguaribile guascone, pure un po’ Don Chisciotte. Tra una conquista certa e un mulino a vento, la sua carica prenderà inesorabilmente la via del mulino a vento. Come giusto che sia per uno che volontariamente e costantemente sceglie “la parte sbagliata”. Pronto a difendere a spada tratta le sue scelte che sa benissimo gli varranno, oltre alla sconfitta, l’accusa di “stronzo”. Ma non è certo questo a preoccuparlo. Lui lo sa già. E’ lì per questo. Per indicare al prossimo, stando dalla parte del male, la via del bene. Che lui imboccherà, di nascosto e da solo, non appena si accenderanno le luci della sera.