Senza Filtro A.I.P.M

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 “You like to work such as the dog likes the onion”

Senza capo né coda – riflessioni e chiacchiere semiserie

L’altra sera guardavo il monumento nella villa di Cervinara. La bellezza o la comprensibilità di un monumento sono dei valori soggettivi, e come tali opinabili, ma credo che ci sia una soglia minima, comune a tutti: prendiamo per esempio l’arco di Traiano, a Benevento. E’ un’opera di indiscutibile valore, che apprezzerei anche se non vi fossi legato per il ricordo di una serata primaverile, passata in dolce compagnia ad ammirarne la maestosa bellezza.

Ora torniamo al monumento nella villa di Cervinara. Il monumento ai caduti, mostra una donna (verosimilmente la Patria) armata di gladio e scudo che si accompagna ad un giovane che saluta “romanamente”, volgendo lo sguardo verso il gladio stesso, o verso un punto non meglio identificato del cielo. Il gruppo bronzeo ha tutta la bruttezza dello stile fascista. Lo dico subito: non credo che lo stile sovietico valga un pelo di più di quello fascista.

In questo il Fascismo, lo Stalinismo e tutte le dittature si somigliano come gocce d’acqua: l’opera è retorica fino al punto di diventare assolutamente vuota, e austera, a celare (nelle intenzioni, ma in realtà a rivelare) la assoluta oscenità della dittatura, propone modelli eroici a un popolo schiavo o, peggio, tanto ebete da credere (e obbedire e combattere).

Ora il punto che voglio sollevare non è questo: le mie opinioni sulla retorica delle dittature (ma non solo: guardate la nostra TV) non sono originali né necessariamente da condividere. La cosa che non capisco è un’altra: ma avete vista quant’è brutta la “Patria”? Esteticamente, come donna, è assolutamente, drammaticamente brutta. Perché? Poi dice che perdiamo le guerre: con una patria cosi! Non pretendo che si rappresenti la Madre Patria come una top model, o un’attrice, ma almeno un minimo di grazia: una che se la incontri per strada magari non ti volti a guardarla, ma almeno non ti ritrovi a fare gli scongiuri. E invece no: due occhi da arpia, un volto grifagno e decisamente acido. Roba che nel Medio Evo la bruciavano come strega senza darle nemmeno il tempo di dire “Ba”. (Mi rendo conto che il discorso è maschilista, ma in fin dei conti se uno è brutto, uomo o donna che sia, brutto rimane e c’è poco da fare; per cui ora parliamo di donne, ma lo stesso faremmo se fosse stato un “Padre Patrio”). Non parliamo poi dello sguardo ebete del “guerriero” il cui unico abito è un cinturone che si contorce come un’anguilla per salvare la decenza e coprire le sue (dell’ebete) pudende.

Il problema della retorica è stato diversamente affrontato nell’omologo monumento rotondese: i caduti sono stati ricordati con un parallelepipedo di pietra sormontato da una stella. Il simbolismo è convenzionale, ma almeno non ci si è impegolati in questioni di estetica femminile. Il dubbio che sorge è un altro: a me il monumento in questione ricorda, ogni volta che lo vedo, il monolito di “2001 Odissea nello spazio”, e la scena degli ominidi che imparano ad usare le armi. Se l’associazione era voluta lancio un plauso all’autore dell’opera, per aver così bene sottolineato la bestialità delle guerre. Se è solo un corto circuito della mia mente spero che mi perdonerete l’irriverenza.

Ma ora Rotondi è abbellita da una nuova statua: quella della Madonna di Loreto arricchisce la villa comunale. Ecco, io non sono un esperto di iconografia mariana, e perciò mi sono informato: il fatto che non abbia le braccia è normale… cioè corrisponde al modello originale.

Su quanto poi sia normale rappresentare due persone (una delle quali spunta come un fungo dalla spalla dell’altra), dotandole in tutto di una sola mano, non credo di potermi pronunciare con assoluta certezza, ma ad occhio direi che qualcosa non va. (E allora, forse si spiega il perché di tante apparizioni miracolose di immagini sacre: di fronte a certe “interpretazioni artistiche” gli “interessati” preferiscono far da sé.)

Il basamento della statua piace molto ad un mio amico appassionato di arte moderna, il quale mi diceva che la rappresentazione ha – cito – “una pregnanza gestaltica notevole, frutto della scomposizione spaziale operata in uno con la destrutturazione del materiale, e volta a determinare nello spettatore la sorpresa della conoscenza“. Quanto a me ero convinto che si trattasse solo di una pietra bucata, ma si vede che non ho occhio per l’arte.

Condivido la scelta di usare un materiale sintetico per le due (in effetti non sono proprio due, come dicevamo, ma d’altra parte non e neppure una sola) figure: solo un maligno come un altro mio amico potrebbe dire che gli veniva in mente la Barbie di sua nipote. Aspettiamo comunque con ansia il momento in cui anche la nostra Madonnina inizierà a lacrimare: il turismo ne riceverebbe giovamento e la nuova statua acquisterebbe un grande prestigio sociale.

Ma a Rotondi è antica ed affermata la devozione alla Madonna della Stella e sorge il dubbio che tra le due Signore potrebbero sorgere degli screzi. Non credo poi che la Statua di Padre Pio contribuirà molto a chiarire la situazione. Anzi, si sta creando uno strano tripolarismo che già prefigura soluzioni che sanno di pastrocchio: un esecutivo retto da una larga intesa per varare finanziaria e “festa di agosto”, e riscrivere la Costituzione, sembra al momento l’ipotesi più accreditata. La situazione è però delicata, perché i “falchi” del P.D.M.D.L. (Partito della Madonna di Loreto) minacciano di ritirarsi dalla maggioranza se non otterranno i trentacinque Rosari settimanali. Ma la Lega della Stella, al grido di “fora i negher e i cappuccini” prepara una grande manifestazione di piazza per costringere il Capo dello Stato a sciogliere le Sacrestie.

Intanto il Fronte Rivoluzionario per San Michele, un virulento gruppuscolo extraparlamentare, minaccia attentati se non saranno assolti tutti gli attivisti del movimento, condannati a trecento Pater e Gloria dopo il sit-in di protesta del 15 agosto. Il Consiglio di Sicurezza dell’O.N.U. ha inviato degli osservatori per studiare una possibile mediazione.