Senza Filtro A.I.P.M

 “'E spade stann' appese e 'e foderi cumbattono”
 “The swords are hanging while sleeves the are fighting”

Quando uno non ha niente da fare…

Uno spettro si aggira per la Valle Caudina… Nel senso che da quando Mario e la sua ragazza si sono lasciati, lui non fa che girare per ore, in auto, per tutti i paesi della valle. L’altra sera ne parlavamo, con Luca, con la nostra solita sensibilità:

– Secondo te è diventato scemo?
– No, fa così, ma in realtà non gliene importa niente.
– Sì, ma sai quanto gli costa di benzina…
– Macché! Non hai visto che usa la macchina del fratello? Quella ha l’impianto a gas. Mo lo fotti a Mario! E’ tutta una montatura per passare per un tipo sensibile, uno che soffre: le ragazze si squagliano per i tipi sensibili. Infatti stasera usciva con Luisa, quella bionda di Arienzo, hai presente, no?
– Come no! Ma lo sai che io credevo che stesse male sul serio, sai immaginavo che ci tenesse molto a Giovanna. Diceva che era innamorato. E poi stavano insieme da sette anni. Era la prima storia per tutti e due…

Dovete sapere che Luca è un romantico, e crede che anche il resto del mondo lo sia: per lui due che stanno insieme, ci stanno per amore. Figuratevi! Ad ogni modo io stavo per attaccare con il solito discorso che gli faccio in questi casi, quando arrivò Mario. Gongolava, era tutto stropicciato, e sul suo colletto c’era una sbavatura rossa. La indicò.
– Non potete immaginare chi mi ha lasciato queste macchie di rossetto.
– Luisa di Arienzo. Lo dicemmo in coro. In altre occasioni avremmo sospettato che se le fosse fatte da solo, le macchie di rossetto. Mario è il tipo che appanna apposta i vetri della macchina dopo che ha accompagnato a casa una ragazza, poi passa davanti al bar e saluta con l’aria del mentecatto che non deve chiedere mai. Ma questa volta non avevamo motivo di sospettare una messa in scena. Così rispondemmo immediatamente alla sua domanda e Mario fu molto deluso per il fatto di non poterci tenere sulla corda. Cercò di rifarsi narrandoci la sua serata di fuoco.

Mario interpreta il sesso ad una performance agonistica, e così iniziò una telecronaca che nemmeno Bruno Pizzul: in questi casi l’unico modo per fermarlo è parlare delle questioni calde cervinaresi. Approfittai di una delle sue sapienti ed allusive pause ( credo che fosse arrivato al reggiseno…) per piazzare il colpo.

– Ma tu cosa ne pensi del palazzo del Comune?

Funzionò. – E’ brutto. Dovrebbero abbatterlo, per costruirne uno più bello e funzionale.
– E’ vero. – Disse Luca – Nemmeno a me piace, quel coso, e ci sei mai stato dentro? No, assolutamente… Dovrebbero metterci una bomba sotto. Decisi che non potevo essere anche io d’accordo.
– Ditemi una cosa. Secondo voi quando il palazzo lo hanno costruito, che cosa volevano farci, una discoteca, una stalla, o che?
– No, quello lo hanno costruito proprio per metterci gli uffici del Comune.
– Ah. E non ci potevano pensare prima a farlo funzionale, e possibilmente a farlo bello? Che cosa volete mo’, tu e il tuo amico playboy, che ogni paio di anni si costruisca un nuovo municipio, solo perché quello vecchio non va più di moda? E chi siamo fatti, Armani?
– E allora la collettività dovrebbe tenersi una struttura inadeguata. Ma sei scemo? – Mario ha molto stile nelle discussioni – E poi è troppo brutto, lo dicono tutti.
– Che sia brutto è un discorso, che debba essere abbattuto è un altro. Voi non sapete vedere il valore simbolico del Municipio, nel contesto della piazza.
– Illuminaci, o Socrate.
– Schiatta. Comunque prendete piazza Trescine così com’è oggi. Ci sono le macerie della vecchia chiesa. Sono macerie molto belle ed interessanti, molto pittoresche, no? Poi prendete le quasi macerie della nuova chiesa: tecnicamente non sta proprio in piazza, ma non fa molta differenza. E poi il Municipio. Non vedete il simbolo? Sono gli emblemi del vecchio che non si sa recuperare, del cominciato che non si sa finire, e del finito che sarebbe stato meglio se non fosse mai cominciato. Secondo voi non vale la pena di sopportare un po’ di bruttezza e di disagi per aver davanti agli occhi un monumento così significativo?
– Monumento di che?
– Di come veniamo amministrati. Vedrai che il restauro della chiesa sarà un cavallo di battaglia durante le elezioni. E poi chiunque sarà eletto se ne infischierà. Da un lato è anche giusto: se l’aggiustassero sul serio non potrebbero più promettere di farlo nella prossima campagna elettorale.
– D’accordo. Ma allora cosa ne vogliamo fare del Municipio?
– Sai in certi stati ai ladri si tagliava la mano. Serviva a dare l’esempio agli altri: il moncherino non è un bello spettacolo, ma, ogni volta che lo vedi, al ribrezzo si aggiunge una ‘sana’ riflessione. E’ un sistema crudele e disumano, certo. Eppure credo che il moncherino di piazza Trescine possa fare bene a Cervinara: bisognerebbe conservarlo ai posteri. Credo che valga la pena di sopportare un po’ di bruttezza, pur di avere un segno tangibile di cosa NON si dovrebbe fare con il denaro pubblico. Una sorta di penitenza collettiva, e chissà: forse pian piano la bruttezza che colpisce i nostri occhi diventerà saggezza nelle nostre coscienze.
– Tu sei scemo. Ciao, io vado a farmi un Vov. Che fai Luca, vieni?
– Vengo. Ma ‘sta Luisa com’è?
– Sapessi! Pensa che non porta le….

Le loro voci si persero nella notte.