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Il genio incompreso

Se oggi la ricerca scientifica ha raggiunto i risultati che tutti sappiamo in materia di clonazione (in un laboratorio sono riusciti ad ottenere una copia prefetta di Rosy Bindi, stanno mettendo a punto le mèches), molto si deve al lavoro di Antonio Izzo, un genio incompreso che ha dedicato la sua vita ai suoi studi.

Sin da bambino Izzo dimostrò una passione autentica per la genetica. All’insaputa dei genitori, infatti, cavò gli occhi ad un cane e li sostituì con quelli di un gatto, riprodusse la catena del DNA con i lego e tutte le sere cercava di infilarsi nel letto della sorella. Quando i genitori se ne accorsero, capirono che il suo posto non era lì e lo iscrissero alla scuola dei geni, una scuola internazionale per intelligenze premature, dove per essere bidelli, c’era bisogno di tre lauree. Qui Izzo entrò in contatto con altri bambini prodigio, come Claudio Simeone, che a 5 anni suonava tutto Beethoven senza arrivare alla tastiera del pianoforte, Josè Ianniello, che a tre anni aveva rapporti completi con la sua ragazza.

Nei laboratori della S.G. Izzo affina i suoi studi: non solo capisce cos’è un genoma, ma dopo un po’ lo invita a passare le vacanze insieme. Tra i vari esperimenti, destano scalpore i suoi grofani transgenetici, che profumavano di marijuana perché nottetempo si facevano le canne. Quando Izzo non ha ancora raggiunto la maggiore età, viene conteso da tutte le maggiori università del mondo. E’ in questo periodo che viene assalito da grossi problemi etici e morali. Si chede: “Se è Dio che ha creato l’uomo, come può l’uomo sostituirsi a lui riproducendo se stesso?”. Assillato da questi interrogativi, sta per mollare tutto e dedicarsi alla messa in opera di carte da parati, ma un toccante colloquio con il suo commercialista lo convince che la sua missione è lì, dove ha sede la sua partita IVA. Riprende gli esperimenti con maggiore entusiasmo, e subito i risultati arrivano. Da una cubista ed un criceto ottiene Sabrina, una ragazza che balla divinamente ma, grazie ai geni del roditore, sa mettere anche tre parole di fila. Se ne innamora perdutamente e i due mettono al mondo un bambino metà cubista e metà criceto. Appagato nella vita privata, Izzo ottiene brillanti risultati nel lavoro, brevettando in pochi mesi una varietà di tonno già incrociato con la maionese, un pollo con quattro cosce ed una pecora che sferruzza la propria lana, tenendo il gomitolo con la coda.

Ma è alla ricerca sull’uomo che dedica gli anni della maturità, purtroppo non compreso dalla moglie Sabrina, che, quando trova un ovulo sul colletto della camicia, chiede il divorzio. Izzo è distrutto, si lascia andare e il mondo accademico prende le distanze da alcune sue teorie, come quella che vorrebbe le provette aromatizzate di gin con un goccio di Martini. Finisce miseramente, fulminato dall’alta tensione mentre, ubriaco, cercava di riprodurre se stesso congiungendosi ad una fotocopiatrice. Ma Izzo non ci ha lasciato invano, e quello che ha lasciato è sotto gli occhi di tutti: un patrimonio di conoscenza, la sensibilità di uno scienziato scrupoloso e venti vaschette del ghiaccio piene del suo seme, nel freezer di casa sua.