Senza Filtro A.I.P.M

 “'E carte 'e musica mmano 'e barbieri”
 “Music papers in barber's hands”

Delirio

I think I’m paranaoid. Mi guardo sorpreso allo specchio. Mi si presenta un viso irritante, un viso di quelli che ti fanno girare i neuroni nella sfera della violenza. Che faccia di cazzo!!!
I think I’m paranoid. Gli occhi rotolano sulle pareti di questa stanza, sempre uguale, sempre la stessa: fotografie di bellocci sparsi sulla parete che mi guardano con quel loro sorriso innaturale e bugiardo. Ma cosa volete? Cosa guardate stupidi animali viventi in questa giungla plastificata?

I’m happy for my paranoid. Sono felice perchè mi accorgo che le mie disfunzioni mentali si moltiplicano e felicemente vibrano nella mia contorta testolina. Il mio distaccarsi da una realtà, che non riesco ad accettare, mi porta al pieno godimento delle mie febbrili elaborazioni neurotiche.
I’m alone in the world. The World is a Vampire. Mi dicono che mi sto chiudendo in me stesso, che è sbagliato e forse lo è. Forse ho costruito un mio mondo piccolo, gelosamente mio: l’impeto cyber dei Massive Attack, la bellissima tristezza dei Porthishead, l’orrore quotidiano di Kafka e Ballard, la vita lontana nello spazio di P.K. Dick, le pazzie alcoliche e tossiche di John Fante e Santacroce. Mi sto costruendo un mondo che non c’è. Devo distruggere il mio mondo, perché in quello in cui vivo non vado bene?

The world is a terrible vampire. Non so più a cosa credere. Devo lasciare tutto di me? Non riesco a vivere senza fantasticare, senza pensare: la mia mente esploderebbe di rabbia se la costringessi alla vita che il sistema ti impone. E allora cosa fare? Rassegnare la propria vita alla logica imperante della nullità monetaria? Lavorare per guadagnare, per accumulare? Non rompetemi i coglioni. Piuttosto butto a mare tutti i miei ideali e divento un terrorista.

Produci, consuma, crepa. Alla fine dovrò rassegnarmi che il mondo questo vuole ed io non sono che una formica in questo mondo.
Occorre essere attenti per essere padroni di se stessi. Non la ucciderò mai questa mia paranoia. Continuerò a guardare questo viso allo specchio senza trovare una soluzione a tutto questo.
Il mio viso è ancora terribilmente irritante. Gli occhi sono bassi. La fronte è crucciata. La pelle si raccoglie in piccole colline di tensione.

“Saverio. Vai a comprarti un pantalone.” Ecco la voce della mia storia. La voce di mia madre che svolazza potente e paziente tra le pareti di casa. Mia madre e mio padre, due meravigliosi esseri umani che cercano sempre di capirmi e di consigliarmi, forse se mi avessero mazziato un po’ di più, forse oggi non sarei proprietario di questo accumulo impazzito di cerebrali pensieri.
Mother and father. Chissà se sono contenti di me.

My history. La mia storia è questa casa in cui non funziona la doccia e in cui impera lo sguardo di J. Dean. La mia storia è questa casa dal camino che non ha mai funzionato. La mia storia è questa casa piena di libri in cui si annidano traditori sogni e ideali. La mia storia è questa macchina lunga, sporca e malcurata da uno strafottente padrone. La mia storia è questo paese che si sta allontanando dalle sue colline. La mia storia sono queste campagne in cui grandi contadini un tempo uccidevano la peronospera con la fantasia per potersi ubriacare di splendido vino rosso. La mia storia è quella montagna che si erge monumentale nella mia memoria. Fin qui la mia storia. E’ adesso?

Where is my future? Quando mi lascio la mia montagna alle spalle, mi accorgo che le cose cambiano. Il mio substrato culturale verde e montano si imbatte contro una realtà cinica e difficile da filtrare …
Adesso basta: testa in alto, viso irritante e strafottente, libera la tua mente e vai.

Fuckin’ police. La polizia mi ha fermato. Ma cosa vogliono da me. Ogni volta con questa tiritera: patente e libretto. Mi verrebbero da dire tante cose in quel momento: “Senta sono un terrorista, ho il cofano pieno di bombe e armi da guerra di tutti i generi; ma dove va con quella stupida mitraglietta, guardi la mia 44 Magnum.” Saverio ferma le tue pazzie.
I’m a good man. La polizia mi ha lasciato andare. Sono sull’autostrada e questa vecchia macchina dai 200.000 Km sfreccia come una verginella appena uscita dalla concessionaria.
E’ meraviglioso fare le linguacce alla gente che sorpassi. Ti fa sentire ancora piccolo e incosciente. Ti fa sentire puramente stupido e insensato, senza nessun elemento elaborativo nella tua mente.

I think I’m mad and paranoid. Oggi farò contenta mia madre: mi comprerò il pantalone. Bravo! Bravo! Voglio andare in un negozio in. Cosa cazzo significherà? Ai posteri l’ardua sentenza.
The world knows only money. Voglio starci un po’ in questo negozio. Osservare i clienti, quelli che sono convinti di essere migliori perché indossano le firme. Voglio osservare questi nuovi alti borghesi che si fanno le pippe con un vestito di Valentino.

“In cosa posso servirla?” Cosa vuole questa stronza che mi sorride, tutta ben vestita e agghindata? Tutto al posto giusto. Anche i tuoi neuroni sono al posto giusto? Mi verrebbe da chiedere, ma non lo faccio per mantenere un formale contegno. Così si vuole nell’alta borghesia. Però a pensarci bene sono un montanaro di tradizione! La mia ragazza mi dice che sono un primitivo!
“In cosa posso servirla?” Cazzo un’altra volta! Ho capito. Già mi sta lì. Facciamola contenta.
“Vorrei un pantalone che non sia un jeans?” Sono riuscito ad elaborare una frase normale.
Mi fa vedere alcuni pantaloni. Fanno pietà. Non hai qualcosa di meglio. No. Cosa cazzo ci stai a fare. Questa falsa rossa mi sta irritando: continua a sorridere e a mostrarmi degli orrendi pantaloni.
In un millisecondo di quiete neurotica ne prendo uno e chiedo di provarlo.
Mi conduce verso il camerino. Questo non è un camerino è una prigione. Ma fateli più larghi: neppure un neonato può starci. Questi bastardi alti borghesi sono pieni di soldi e fanno questa merda di camerino. Il pantalone non me lo provo perché sono incazzato e poi sinceramente 200.000 lire per un pantalone: sono un disoccupato che sperpera il patrimonio familiare non un industriale.
Dico di non volerlo.

“Perché non lo vuole? E’ il colore? Il grigio è di gran moda quest’anno.”
Mi sta sconvolgendo il mio ordine logico questa tipa.
“Allora cosa c’è che non va?”
Se me lo chiede un altra volta l’ammazzo.
“E’ forse il modello?”

La sua ignobile insistenza ha superato il limite della mia sopportazione.
I’m a terrorist. Prendo la mia pistola e la punto alle sue tempie.
“Ho detto che non lo voglio, brutta stronza.” Le tremano le gambe, m’implora di non farle del male e comincia a piangere.
“Non piangere. Smettila. Promettimi che, quando un cliente ti dirà che non gli piace qualcosa, tu non insisterai?”
“Lo prometto.”
“Brava” Comincia a diventarmi simpatica.
Intanto si è avvicinata una sua collega che mi implora di non fare sciocchezze.
“Stai zitta e fa quello che ti dico. Appoggiatevi al muro di fronte l’ingresso.” Il mio sguardo è terribilmente distorto e violentemente incrinato. ” Muovetevi. Fate gli ultimi passi della vostra miserevole vita.”

Il terrore e la paura le spinge a obbedire. Una strana e terribile sensazione le avvolge.
Sono poggiate alla parete ed io sono sulla porta.
“Ricordatevi: il cliente ha sempre ragione. Addio, bellezze.” Così dicendo le sparo…
C’è un ghigno allegro nella morte.
Non vi preoccupate non sono morte. Dalla pistola è uscita una bandierina su cui vi era scritto: “Il pantalone non mi piaceva.”
Loro sono svenute ed io sorridendo sono uscito dal negozio.
I think I’m paranoid. Quasi, quasi mi vado a comprare una maglia.