Senza Filtro A.I.P.M

 “Senza soldi nun se cantano messe”
 “No money, no masses”

Giovane vita di Antonino Eliogabalo – versione 1.0

La macchina si stava raggomitolando su un curvone della SS94 quando una voce distorse nervosamente nell’abitacolo:
“Antonino!!!”
Le gomme posteriori si spostarono con decisa sincronizzazione verso il centro della strada portando il veicolo stabilmente sulla propria corsia.
Antonino ci regalò uno dei suoi sorrisi folli ed enormi e con insana decisione rimise la quarta lanciando la macchina che ricominciava a scendere impazzita verso il paese.
“Sei un pazzo.” Diceva la voce impaziente di scendere da quella macchina infernale.
Con tutti i viaggi fatti con Antonino mi ero oramai abituato. Mi sentivo sicuro, non so perché.
Al volante era incontrollabile, ma sentivo che nulla sarebbe successo.

Never let me down… Never let me down
I Depeche Mode ci accompagnavano nei nostri ritorni dalle sconfitte cestistiche. Quell’anno diventammo tutti amatori dei Depeche Mode visto che perdemmo tutte le trasferte, almeno noi che viaggiavamo con Antonino.
Non eravamo dispiaciuti, conoscevamo i nostri limiti. Solo Antonino s’incazzava: avrebbe voluto vincere, ma non eravamo come lui.
Antonino non aveva paura di nessuno e poi giocava bene, giocava a modo suo ma giocava bene. Mi ricordo ancora nella palestra, tutti noi a dannarci a imparare i fondamentali e lui lì tranquillo a fare canestri come gli pareva contorcendo continuamente quel suo incredibile corpo elastico.

Antonino Eliogabalo era un anarchico del basket, l’uomo molla con negli occhi le pupille di una insana follia.
Il suo nome era quello di un imperatore romano. Un giorno gli prestai il libro “Vita di Antonino Eliogabalo” di Elio Lampridio e lui mi rispose:
“Saverio, lo sai che i libri non sono fatti per me. Ci vuole troppa pazienza, devi stare troppo seduto su una sedia ed io non ce la faccio… E poi chi cazzo era questo Antonino Eliogabalo?”
Gli volevo bene ad Antonino e penso anche lui a me: mi strapazzava avvinghiandosi intorno allo stomaco, mi rincorreva a calci nella palestra, ma sentivo che questo era il suo modo per dirmi che mi riteneva suo amico.
Anch’io mi ritenevo suo amico, anche se in paese dicevano che era un pazzo, che si ubriacava e faceva a pugni. Ero convinto che era un bravo ragazzo.

Una volta ad una festa pullulante di freschi adolescenti, per dare il buono esempio ai più piccoli ci ubriacammo in un modo inenarrabile e mi ricordo che, quando ancora i neuroni connettevano minimamente, mi disse:
“Sai cosa voglio fare da grande Saverio? L’investigatore privato. E sai come la chiamo la mia agenzia investigativa? Eliogabalo Investigation, l’imperatore sul crimine.”
Mi sembrò una buona idea, forse era il vino!
La mattina dopo mi ricordai dell’incredibile confessione:
“Ti ricordi cosa mi hai detto ieri sera?”
“Cosa?” i suoi lunghi capelli cadevano come onde dal suo capo quasi ad unirsi con quella folta barba sempre ben curata. A volte lo guardavo e pensavo a Serpico.
“L’agenzia investigativa”
“Allora?” Sorseggiava il suo mattutino campari e gin.
“Ci pensi sul serio?”
“Certo. Tu vuoi studiare e io voglio fare l’investigatore privato.”
“Ma su chi indaghi in un paese di cinquemila abitanti?”
Mi afferrò il braccio trasportando il mio viso a un palmo dal suo e disse:
“Vuoi un campari e gin?” E scoppiò in una sua rumorosa e neurolabile risata.
Era un pazzo, però somigliava tantissimo a Serpico.

Remember when you were young, you shone like the sun
La squadra di basket interruppe la sua attività per un po’ di tempo: in questo sud non c’erano neppure i soldi per far giocare quattro giovani, o forse c’erano e ai quattro giovani non ci pensava nessuno.
Non voglio entrare in una disputa socio-politica. (Che gli dei abbiano in cuore i politici e le loro coscienze!)
La verità è che la squadra non c’era più e con Antonino ci si incontrava sempre meno.
Qualche domenica mattina lo trovavi al bar insieme ai suoi amici a inondare le sue vene di liquidi alcoolici.
Qualche sabato notte lo incontravi in qualche locale a ballare.
“Saverio, vieni a bere qualcosa.” Mi acchiappava in mezzo alla pista e mi trascinava verso il bancone.
Si era un po’ appesantito con qualche chiletto di alcoolica pancia, ma durante qualche partita estiva mostrava ancora tutta la sua anarchica bravura cestistica.
Alcune volte si piegava per respirare o si lasciava cadere per poi rimanere disteso per qualche minuto: la resistenza non era più quella di una volta.

Arriva il momento di crescere. Arriva il momento di cambiare, Perché ciò che ti è intorno ti impone furtivamente di staccare la spina con la meravigliosa irresponsabilità tardo adolescenziale.
Tu sei lì a resistere e a lottare per mantenere quel tuo stato splendidamente folle di essere umano incosciente, ma non ci riesci e così devi trovarti un lavoro e darti un nuovo senso, se sei capace.
Antonino non coronò il suo sogno di Investigatore, però trovò lavoro.
Forse era un lavoro noioso, ma si dimostrò un uomo pieno di volontà e lavoratore.
Nel fine settimana si dedicava alla sua ragazza e alle serate con gli amici.
Col basket aveva chiuso. I meravigliosi e impensabili canestri di Antonino Eliogabalo passeranno alla storia del basket di questa terra verde e montana.
Pochi giorni fa, dopo molto tempo, ho incontrato Antonino. Mi ha salutato con quel suo caratteristico calore e non poteva mancare il bicchiere di birra a coronare l’incontro.
Mi ha detto che sarebbe salito a lavorare al nord e che la sua ragazza lo avrebbe seguito: cerca qualcosa di nuovo, di migliore.
Mi sono incazzato perché siamo ancora costretti ad andare via per vivere.
Mi sono dispiaciuto perché forse lo vedrò ancora di meno.
Lode e gloria a Antonino Eliogabalo anarcocestista e uomo di gran cuore.