Senza Filtro A.I.P.M

 “'O piecuro nasce curnuto e more scannato”
 “The goat borns horned and dies slaughtered”

Il sesto senzo

Questa storia è basata su un fatto realmente accaduto.
A Torre del Greco il 31 dicembre di sette anni fa, un uomo sterminò la sua famiglia a colpi di lavenaturo e successivamente si strappò con le proprie mani i genitali. L’FBI e la Comunità Montana del Partenio archiviarono l’accaduto come un normale caso di follia distruttiva, tuttavia in carcere l’uomo confidò agli psichiatri della Cooperativa Diego Armando Maradona di essere stato perseguitato da alcune voci notturne che lo avevano istigato a compiere l’efferata strage e gli avevano anche procurato il lavenaturo.
Alcuni giorni dopo la drammatica confessione, l’uomo fu trovato morto nella sua cella.
Sul corpo non c’era nessun segno di violenza.

CERVINARA
STUDIO PSICHIATRICO DEL DOTTOR NICOLA VACCARIELLO
15 DICEMBRE 1999, ORE 17.17

– Signor Posalaquaglia, parliamoci chiaro, io non vi vedo tanto bene.
– Dottore, stanotte è successo di nuovo.
– Ancora con questa storia delle voci? Ma insomma non volete capire che dipende tutto dallo stress, che dovete riposarvi
– E come faccio se i mostri mi cacano il cazzo?
– Ancora con questa storia dei mostri!, ma ditemi un po’, da quanto tempo le sentite queste voci?
– Saranno sei mesi…
– E che vi dicono?
– E che mi dicono: sempre la stessa cosa: “stai per morire, preparati stronzo, tanto fra poco muori, ti dobbiamo tagliare le palle” e così via
– Posalaquaglia, ditemi la verità: vi fate qualche droga? Pannocchie, trips, spade, non vi fate niente?
– Ma quale droga! Io la mattina vado a lavorare, porto il camio, non tengo tempo per queste strunzate, foss’o ’ddio che mi pigliassi la droga almeno stessi in grazia di Dio, ma io non tocco nemmeno la birra!
– E va bene, allora ditemi: dopo che avete sentito quelle voci, che avete fatto?
– Mi sono messo a dormire
– E non vi siete cacato sotto?
– No, mi sentivo parecchio struppiato e stamattina dovevo andare a Barletta con il lapo per un carico di pannocchie. Figuratevi se tenevo la capa di mettermi a fare questioni coi mostri alle tre di notte. Ma che vuò rurmì, niente, non ho chiuso occhio.
– Posalaquaglia, avete mai visto qualche figura, che so, qualche puntino luminoso, qualche faccia di cazzo ectoplasmatica, situazioni di luci strane…
– I fantasmi!
– Li avete visti?
– E come no se li ho visti. Ci sta una tipa che una notte sì e una no vuole darmi il bacetto della buonanotte. Se la vedete fate i vermi, dottò, una cosa schifosa, ma l’altra sera gli ho dato un cazzottone e gli ho spaccato quel naso di mmerda, una grisommola che se la sta ancora ricordando.
– Ma i fantasmi non sono immateriali?
– Ma immateriali ’stu cazz’, scusate! Per esempio, ci stanno certi gnomi che il venerdì mi tirano i piedi. Gli ho detto: Ma perché tutti i venerdì mi venite a tirare i piedi, eh? Perché proprio il venerdì e non il mercoledì? e loro rispondono con una vocetta da ricchioni: perché il venerdì è la festa della Fata Sguiglia e adesso ti cachiamo il cazzo fino alle sei di domani mattina, allora io mi sono incazzato, ho acchiappato uno di quei cosi e l’ho fatto capa e muro. Ma purtroppo non è servito perché gli stronzi hanno fatto ancora più casino. Dottore, io la notte devo dormire.
– Capisco, il fatto è malamente… a questo punto non abbiamo altra scelta che chiamare il Mago Fransisco.
– E chi è?
– E’ un Mago mio amico, un’entità strana che se la fa nel posacenere della mia Mercedes. Domani lo chiamo e gli parlo, ma penso che si può fare. Gli spacchiamo il mazzo ai mostri. Ora andate tranquillo, vi faccio sapere domani.

CERVINARA
GARAGE DEL DOTTOR NICOLA VACCARIELLO
16 DICEMBRE 1999, ORE 10.17

Il giorno dopo il Mago Fransisco si era svegliato male ed era molto nervoso perché la sera prima, proprio mentre stava tra veglia e sonno, il dottore era uscito per bar e al ritorno aveva schiattato una gomma davanti in un fosso sulla via di Montesarchio, per cui si era buttato da sopra al letto e tra carro attrezzi, meccanico e gommista aveva passato tutta la nottata e la mattina successiva sveglio. Quando il dottore lo evocò si innervosì ancora di più:
– Chi è che osa disturbare la pace e la serenità del Mago Fransisco? Ancora ’stu cacacazz rò duttore. Che altro è successo?
– Chiedo umilmente perdono signor Mago, ma abbiamo bisogno del tuo prezioso aiuto, una persona è in grave pericolo, ci sono i mostri che gli danno fastidio.
– Per oggi non è cosa, torna domani, aggia durmì
– Se fai così signor Mago, io non ci metto niente e porto la macchina al lavaggio, una bella passata di aspirapolvere per dentro e via: esce tutto pulito pulito…
– Dottò si nu’ strunz! Tieni 45 anni e fai ancora ’o merdo, ma ’o vuò capì ch’ stanotte nunn ’aggiu rurmut? Vabbuò, aggiu capit: ch’amma fà?
– Ti accennavo poc’anzi che questo mio paziente ogni notte dei fantasmi lo cacano il cazzo, non so chi sono, ma è stato fatto il nome di una certa Fata Sguiglia e ci sono roba di folletti ricchioni
– La conosco questa Sguiglia, è una zoccola che manda i folletti froci a tirare i piedi alla gente perbene, e fa questo perché non si è mai fatta una bacchetta e allora muore di arraggia. La Sguiglia è tremenda, se viene contrariata tiene il potere di farti cadere l’ananas, è molto pericolosa, con la Sguiglia non si scherza. E poi ci stanno pure quei folletti del cazzo che te lo scippano a morsi.
– Sì, ho capito, ma questo problema si deve risolvere
– Non posso affrontare la Fata adesso, devo dormire, e poi bisogna soprattutto che le stelle ci siano favorevoli, e non lo saranno prima del 31 a sera, ci serve Marte che scassa la faccia a Orione, senza questa situazione astrale non possiamo fare niente. Ricordati che ci stiamo giocando l’ananas.
– Vabbè, mi fai sapere tu… proprio a Capelànn stu cess s’aleva fa venì a ’mment.

CERVINARA
ANCORA STUDIO PSICHIATRICO DEL DOTTOR NICOLA VACCARIELLO
16 DICEMBRE 1999, ORE 19.17

– Signor Posalaquaglia, ho parlato col Mago e il vostro problema si può risolvere, ma non vi nascondo che la cosa è molto pericolosa, qui ci giochiamo l’ananas
– ’A faccia ‘ro cazz -scusi- proprio l’ananas?
– ’Sattamente: la Fata Sguiglia è un’entità repressa, che siccome non ha mai provato il piacere del sesso, se viene contrariata, fa un incantesimo che ti fa cadere l’ananas per terra che puoi aunartelo e te lo metti nella sacca, per cui vedete stesso voi che la cosa è pericolosa, ma abbiamo il Mago con noi e ha detto che la cosa si può risolvere, a patto di avere gli astri dalla nostra parte e questo avverrà nella notte di Capodanno, al passaggio nel nuovo millennio.

CAMPIZZE DI PAOLISI
STANZA DA LETTO DI ALFONZO POSALAQUAGLIA
31 DICEMBRE 1999, ORE 23.17

La notte della resa dei conti arrivò presto: si ritrovarono tutti e tre a mezzanotte, dopo gli auguri e il discorso di Ciampi, nella stanza da letto di Posalaquaglia. Posalaquaglia si era bevuto seimila caffè perché erano quattro settimane che non dormiva, e comunque adesso non capiva niente, il dottore stava un po’ sulle sue perché a parte che si era sceso un cinque bottiglie di Berlucchi, quella sera avrebbe dovuto andare addosso a una tipa che aveva conosciuto il giorno prima in tribunale per una causa con un suo cliente che non aveva cacciato tutti i soldi, e la tipa lo aveva invitato ad andare con lei alla festa al Sirius, ma lui ricordandosi che doveva fare la situazione col Mago e Posalaquaglia non aveva potuto accettare.

Al limite se ce la faceva per le tre, tre e mezza, poteva ancora andarci, anche se adesso la tipa sicuramente se la stava insaponando un altro.
Il Mago era l’unico che aveva veramente le palle girate perché la Fata Sguiglia era una sua nemica mortale. Infatti quando aveva fatto la festa di diciotto anni lei non l’aveva invitato, con tutto che sapeva che lui andava appresso a una certa Marianna, un’amica della Fata. Dopo quella vacca, il Mago aveva cominciato a farsela per dentro a tutti i posacenere che trovava e quella storia non se l’era più scordata. Adesso il Mago pensava che era ora di togliersi le pietre da dentro le scarpe.
A un certo punto cominciò a fare un dio di freddo. La Fata Sguiglia si materializzò in una nuvola di vapore acqueo dai colori iridescenti e dopo di lei accorsero i folletti froci i quali le zompettavano tutt’intorno.

Il Mago Fransisco parlò:
– Stamm’ a posto! Ecco la Fata più stronza dell’universo, smettila di dare fastidio al signor Posalaquaglia, te lo ordino!
La Fata rispose con fare sprezzante:
– Vuoi vedere che ti faccio cadere l’ananas? Se dici ancora una parola te lo faccio cadere per terra e te lo spiaccico con i miei tacchi a spillo.
– Potresti anche finirla di fare la zoccola, tanto nessuno te lo mette. Oramai ti schifano tutti quanti… La Fata allora si incazzò e cominciò il rito per far cadere l’ananas e adoperò le seguenti parole magiche:
– Athanos, Aristos, Patanos… ma il Mago la interruppe urlando:
– Invoco lo spirito di Hakkhitemmuort, sacro faraone, sacerdote di tutti i misteri, vieni tra noi, o Hakkhitemmuort discendi tra noi, guidaci in questa battaglia perché se non vieni qua finisce che facciamo una figura di mmerda.
La Fata rise forte: – E’ inutile che chiami Hakkhitemmuort, non ti può sentire: prima di venire qui gli ho dato la pasticca magica e adesso se n’è andato al Max D’A. Aristos, Athanos, Patanos, Satanas, t’adda carè ’ananas
– Non puoi nulla con la tua magia stasera brutta zoccolona, le stelle sono dalla mia parte, la tua forza è svanita non tornerà fino a domani mattina. E mo’ ti fai male.

E detto questo il Mago si lanciò addosso alla Fata a tipo Rambo, mentre i folletti si buttavano addosso a Posalaquaglia e al dottore, il quale però si era premunito portandosi una mazza con le catene e adesso stava abbuffando di mazzate gli gnomi, i quali adesso, siccome erano vulnerabili, si spaccavano le teste e gli fuoriusciva il sangue a fiumi. Gli gnomi erano una trentina, però non facevano più gli arroganti ma cercavano di fuggire. Il dottore però aveva chiuso porte e finestre e li correva appresso colpendoli senza pietà finché non stramazzavano a terra morti.
Posalaquaglia era l’unico che non capiva niente, era rimasto immobile, mentre nella stanza si svolgeva la cruenta battaglia e volavano gnomi da tutte le parti e alcuni andavano a schiattarsi contro i muri e si spaccavano i crani e la materia celebrale schizzava sulle tende e sulle marmette dando un simpatico tocco di modernità all’ambiente a livello di Jackson Pollock.

Dopo sei ore il Mago si rialzò e si accese soddisfatto una Camel di contrabbando: aveva vinto: era riuscito a rompere sia l’incantesimo che qualche altra cosa alla Fata Sguiglia per cui adesso lei poteva ricominciare una nuova vita senza dare più fastidio a nessuno. Gli gnomi erano morti tutti quanti e la Fata ne fu contenta:
– Non hanno mai portato utile, disse, erano solo dei piccoli bastardi, grazie dottore per avermeli levati dalle palle, posso fare qualcosa per lei?
Il dottore era esausto e aveva l’affanno ma rispose:
– Se più tardi, sotto mezzogiorno, non tiene niente da fare, la posso portare a prendere un aperitivo da Carmelo Caffè, il tempo che mi faccio una doccia… La Fata accettò.
A Posalaquaglia non se lo cacava più nessuno.

THE END